| Scritto da Michele Barrea,
22-08-2009 09:53
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Pubblicato in : Riccia Blog, Dal Mondo |
Solo alcuni giorni fa l’Associazione culturale “SUD” ha organizzato, a Riccia, un interessante convegno sul tema dell’immigrazione traendo spunto dalle norme, varate dal Governo Berlusconi e contenute nel DDL sicurezza, che hanno introdotto nel nostro ordinamento giuridico il reato di immigrazione clandestina. Partendo dalle prescrizioni contenute in queste norme il convegno, oltre ad evidenziarne l’assurdità anacronistica e disumana, ha ripercorso le fasi storiche dei vari fenomeni migratori che, in un passato non molto remoto, hanno visto l’Italia e le Regioni meridionali, in particolare, come luoghi di partenza di massicci e duraturi flussi di emigrazione verso Paesi che prospettavano migliori condizioni di vita. Il convegno si è poi soffermato sulla situazione attuale che vede anche i nostri piccoli centri molisani trasformarsi in luoghi di immigrazione. L’incontro è stato caratterizzato dalle testimonianze di persone che hanno vissuto direttamente la necessità dell’emigrazione concludendosi, simbolicamente, con la degustazione di piatti tipici della cucina magrebina, romena e italiana a dimostrazione di come la reciproca conoscenza possa eliminare barriere e pregiudizi favorendo l’integrazione.
A pochi giorni da questa bella iniziativa registriamo l’ennesima tragedia che ha coinvolto disperati che fuggono dalla miseria e dalla guerra.
Ieri, sulle coste di Lampedusa è arrivata un’imbarcazione, proveniente dalla Libia, con a bordo cinque giovani eritrei in fuga da una guerra civile sanguinosa che ha trasformato il Corno d’Africa in una tra le regioni più povere e martoriate del pianeta.
Il racconto dei giovani eritrei sta suscitando indignazione e sconcerto tra l’opinione pubblica riaccendendo la polemica politica su norme tanto inutili quanto crudeli.
L’imbarcazione sarebbe partita dalla Libia con settantotto persone in cerca di asilo politico nel nostro Paese. Vale la pena ricordare che la specifica situazione politica eritrea ha fatto sì che a tutti coloro i quali sono arrivati in Italia da questa regione africana è stato concesso lo status di “rifugiato politico”.
Durante la traversata la sete ed il caldo avrebbero determinato la morte di ben settantatre persone, una vera e propria strage. Ciò che ha sconvolto ed indignato maggiormente del racconto dei sopravvissuti è la circostanza secondo la quale, durante la traversata, l’imbarcazione avrebbe incontrato almeno altri dici scafi tra cui un solo peschereccio avrebbe lanciato alcune bottiglie d’acqua e un po’ di cibo. Nessuno si sarebbe preoccupato di richiedere i soccorsi lasciando morire, in questo modo, la gran parte delle persone a bordo dell’imbarcazione.
Questo racconto sta suscitando reazioni fortissime, purtroppo contrapposte.
La portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Laura Boldrini, ha parlato, senza mezzi termini, di un contesto giuridico e politico che, nel Mediterraneo, ha cancellato le più elementari “leggi del mare” che trovano riscontro nel diritto marittimo e della navigazione ed in base alle quali è fatto obbligo ai naviganti di prestare soccorso a chi è in difficoltà. Secondo la Boldrini i profughi eritrei sarebbero stati trattati come dei “vuoti a perdere”.
Ancora più dura è stata la reazione della Chiesa che ha parlato di “occhi chiusi come con la shoah” . La Chiesa cattolica che fu colpevolmente indifferente alle Leggi Razziali è stata, sin dall’inizio, estremamente critica verso il “pacchetto sicurezza” varato dal Governo Berlusconi. In un editoriale pubblicato sull’Avvenire si legge che nessuna politica di controllo dell’emigrazione consente ad una comunità internazionale di lasciare una barca carica di naufraghi al suo destino. Questa giusta indignazione viene contraddetta dalle generiche e sconvolgenti affermazioni del Governo e della Lega che rimarcano l’efficacia delle norme appena introdotte.
E’ evidente che questo episodio di indifferenza che ha provocato una tale tragedia sia stato in qualche modo favorito dal “degrado” giuridico che considera delinquenti coloro i quali fuggono dalla miseria e dalla guerra trasformando la speranza in morte e disperazione.
Che tutto questo sia vero è dimostrato dal fatto che la Procura di Agrigento, in ottemperanza alle nuove norme, ha “dovuto” aprire un fascicolo che ipotizza il reato di favoreggiamento all’immigrazione clandestina.
Siamo sicuri che il nostro sia un Paese civile?.
Riccia, 21.08.2009
Michele BARREA
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