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GABBIE…….DI “MATTI”

Scritto da Michele Barrea, 06-08-2009 09:09

Pagina vista : 398    

Pubblicato in : Riccia Blog, Dall'Italia



Da anni i Governi di destra, sotto la pressione della Lega, parlano della necessità di istituire le gabbie salariali. Puntualmente questa richiesta è stata reiterata, in questo scorcio d’estate, dalla componente leghista del Governo Berlusconi.
La necessità di differenziare salari e stipendi, sostanzialmente tra il nord ed il sud d’Italia, troverebbe giustificazione, secondo i leghisti, nel diverso costo della vita tra le due macro aree del Paese.
Ai più questa richiesta può sembrare legittima essendo evidenti le differenze del costo della vita tra le due “parti” d’Italia. Questa percezione viene propagandata come una sorta di grave ingiustizia nei confronti del nord e dei suoi lavoratori.  Una analisi più attenta, però, ribalta completamente questa convinzione diffusa dimostrando che il sistema retributivo nel nostro paese avvantaggia notevolmente i lavoratori delle regioni del nord Italia.    
A questa conclusione è giunto uno dei centri studi più autorevoli del nostro Paese in tema di economia industriale e mercato del lavoro, quello della CGIA (Associazione Artigiani Piccole Imprese Mestre). Si tratta di una associazione i cui studi godono di una attendibilità comprovata e che, nel caso specifico, sicuramente non può essere tacciata di parzialità campanilistica. La CGIA ha sede a Mestre (Veneto, “Padania”) e non certo a Lampedusa (Sicilia, “Terronia” o, ancora peggio, Africa ).
Lo studio è stato effettuato proprio a seguito della nuova richiesta leghista e si è concluso con l’affermazione che le gabbie salariali, nel nostro Paese, esistono già e che, purtroppo, penalizzano ulteriormente quella parte del paese storicamente più debole, il Mezzogiorno.
I dati forniti dalla CGIA dicono che, mediamente, il costo della vita nel nord Italia è il 15%  più alto rispetto al sud.  Tuttavia, a fronte di questa differenza che penalizza il nord ve ne è un’altra che lo avvantaggia enormemente. Le retribuzioni nel settore privato, desunte dai dati ufficiali dell’Agenzia delle Entrate, al nord sono più alte del 30%.  Questa differenza, secondo la CGIA di Mestre,  viene modificata in maniera minima dai dati delle retribuzioni del settore pubblico (uguali su tutto il territorio nazionale) in quanto l’incidenza percentuale del pubblico impiego, sul totale del lavoro dipendente nel nord del paese, è minima.
Queste valutazioni e questi dati, già chiari, non tengono conto di un’altra variabile, non considerata dalla CGIA di Mestre, che rende la situazione per il sud Italia ancora più penalizzante. Il tasso di occupazione.     
Questo indice nel nord Italia è doppio rispetto al sud. Ciò significa che, se in una famiglia del nord su cinque componenti ne lavorano tre, nel sud del Paese in un nucleo familiare analogo ne lavorano 1,5. E’ evidente, quindi, che le famiglie meridionali  hanno un reddito disponibile di gran lunga inferiore a quello delle famiglie del nord.
L’applicazione delle gabbie salariali in senso “leghista” determinerebbe una ulteriore riduzione del reddito per le famiglie meridionali aumentando ulteriormente il già alto divario reddituale che le separa dalle famiglie settentrionali.
Da questi dati e queste analisi emerge chiaramente una ulteriore  situazione di profonda ingiustizia nei confronti dei cittadini italiani che vivono nel Mezzogiorno. L’esatto contrario di quanto sostenuto dalla Lega e dal Governo Berlusconi.  
Emerge, ancora, la pochezza e la superficialità di argomentazioni di un partito politico che non può nascondere la sua profonda indole xenofoba e razzista, il suo disprezzo per chi ha l’unica colpa di essere più debole, il suo fine ultimo di considerare, stupidamente, la secessione come lo strumento attraverso il quale garantire alle “popolazioni padane” più benessere e ricchezza.   
E’ di alcune ore fa un’altra assurda proposta leghista: modificare la Costituzione per istituire gli inni e le bandiere  regionali.       
Le “gabbie” necessitano ma, di certo, non per impoverire i salari e gli stipendi dei “terroni”.  

Riccia, 05.08.2009
Michele BARREA




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