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RISPOSTA A LUCA D’ALESSANDRO

Scritto da Michele Barrea, 19-07-2009 15:36

Pagina vista : 413    

Pubblicato in : Riccia Blog, Dall'Italia



Mi scuso se ritorno sul tema del G8 e Berlusconi, ma credo di dover fare alcune precisazioni in merito alle osservazioni pubblicate dal gentile Luca D’Alessandro che mi dolgo di non conoscere.

Mi limito a rispondere alle sue osservazioni seguendo il filo logico dei rilievi , peraltro, limitati.
Che il nostro Paese stia vivendo una fase storica di grave limitazione delle Istituzioni democratiche è un fatto oggettivo che non viene visto solo da chi non lo vuole vedere.
La rappresentanza parlamentare è stata completamente azzerata con la legge “porcellum” che ha trasformato i parlamentari da eletti in nominati, legandoli in maniera subalterna ai vertici di partito che, nel caso del PDL, si identificano solo ed esclusivamente in Berlusconi.  In questo modo il Parlamento è, di fatto, diventato inutile come affermato dallo stesso Premier.  Questa è la prima, grave limitazione di una Istituzione repubblicana che è possibile evidenziare.
La pesante situazione giudiziaria del Premier che, in qualsiasi democrazia occidentale,   non gli avrebbe mai consentito di scendere in politica, lo ha  obbligato ad una feroce guerra con il potere giudiziario definito, di volta in volta ed a seconda delle convenienze,  ridicolmente “comunista”. Questa guerra sta portando ad una devastante riforma della Giustizia, come saprà l’amico D’Alessandro,  che renderà praticamente inutile la Magistratura inquirente alla quale verranno quasi del tutto tolti i poteri di iniziativa dell’azione penale e di controllo e di coordinamento sulla Polizia giudiziaria che, di contro, avrà maggiore autonomia di indagine in un rapporto di dipendenza diretta dal Governo per il tramite dei Ministeri degli Interni e della Difesa. Ricordo, all’amico D’Alessandro che, negli Stati Uniti, Nixon dovette dimettersi da Presidente a seguito dello scandalo “WATERGATE” e Bill Clinton si dovette sottoporre ad una procedura di “impeachment” (imputazione) per una rapporto sessuale avuto con una stagista.
Questa è la seconda grave limitazione delle Istituzioni repubblicane.
La terza limitazione è la prima e la più antica in quanto è stata quella che ha consentito a Berlusconi di costruire le sue fortune politiche. Il controllo totale sulle televisioni e sui mezzi di informazione in generale , unico al mondo, che ha generato un conflitto di interessi gravissimo non visto solo da chi è in malafede. L’editto bulgaro con il quale Berlusconi ordinò di cacciare dalla RAI i giornalisti che osavano criticarlo (Santoro, Biagi e Luttazzi) , ordine puntualmente eseguito, non è una invenzione come non lo è il mio ricordo del 1994, piena campagna elettorale per le politiche, quando mia madre diceva che avrebbe votato Berlusconi perché glielo aveva raccomandato Iva Zanicchi su Canale 5.  Non è un’invenzione l’ultima posizione, tra i paesi OCSE, occupata dall’Italia relativamente alla libertà d’informazione.
È evidente che non  si può pensare, oggi, che gli autoritarismi si manifestino con manganelli ed olio di ricino, le tecniche attraverso le quali si costruisce il consenso e si reprime il dissenso sono molto più subdole e sofisticate. Ed in questo Berlusconi è particolarmente abile.
Sul terremoto dell’Aquila è altrettanto evidente che Berlusconi  non abbia responsabilità non avendo, ancora, poteri divini. Tuttavia, che il malcontento degli aquilani durante il G8 sia stato celato è un fatto, che Berlusconi si vanti di una ricostruzione tutta ancora da fare è una millanteria. Ricordo che, nel 2002 a seguito del terremoto in Molise, Berlusconi promise una ricostruzione rapidissima ed efficace.  Dopo nove anni la ricostruzione non è stata ancora completata.  Il cosiddetto “Modello Molise”  è stato un flop che ha evidenziato scelte inopportune e demagogiche. Senza citare i discutibili interventi singoli basta fare riferimento al disappunto della stragrande maggioranza di coloro i quali dal terremoto hanno avuto danni “veri” e non fasulli.
Sul rapporto di Berlusconi con Obama, improntato ad una interlocuzione paragonabile a quella avuta con Bush, sinceramente non capisco il senso del rilievo dato che i rapporti di collaborazione tra Stati Uniti ed Italia devono, necessariamente, prescindere dalle capacità del capo del Governo italiano.
Infine, concludo sul consenso elettorale di Berlusconi.
I voti nessuno le li toglie ed i problemi dell’Opposizione rappresentano, comunque,  un indice di democrazia. Ciononostante, il fatto che milioni di italiani lo abbiano votato non lo rende immune dal dissenso e dalla critica anche in relazione alle modalità con le quali ha costruito il suo consenso.
Negli anni che vanno dal 1925 al 1945, noti come “ventennio”, l’Italia fu sottoposta ad una feroce dittatura che godeva di un consenso quasi plebiscitario. Solo la storia ha fatto chiarezza, successivamente, su quello che può ritenersi il periodo più buio della storia d’Italia.
Berlusconi ha dei tratti caratteriali simili all’”uomo del ventennio” e, come questi, è ossessionato dal potere e dal sesso. Come Berlusconi fa l’amore tre ore ogni notte (sue dichiarazioni), Mussolini amava stuoli di donne sui tappeti e sulle scrivanie di Palazzo Venezia.
C’e un’unica differenza, mio caro D’Alessandro, l’uomo del ventennio è ricordato come Duce, l’uomo di Arcore sarà ricordato come “BANANARO”.


Riccia, 19.07.2009.
Michele BARREA   


                     

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