Il governo Berlusconi ha varato, nei giorni scorsi, il terzo “Scudo Fiscale” contenuto in un emendamento al decreto legge anticrisi. I precedenti provvedimenti analoghi erano stati adottati dal Governo Berlusconi nel 2001 e nel 2003. Vengono elevate a “legittimi ed opportuni provvedimenti di finanza pubblica” norme che a dir poco sono un insulto allo Stato di diritto, alla civiltà giuridica e, soprattutto, all’equità sociale. Sono valse a poco le levate di scudi delle Opposizioni il cui fondato dissenso è stato stemperato da una generale disinformazione dei giornali e delle televisioni. Il provvedimento porta il nome burocratico di “Emersione di attività detenute all’estero” e rappresenta, come i precedenti, una gigantesca sanatoria tributaria, penale ed amministrativa. Tutti coloro i quali hanno portato all’estero capitali, violando la legge, possono riportarli in Italia in assoluto anonimato in quanto i conti “scudati”, accesi presso gli intermediari abilitati, sono anonimi e cifrati. Il rimpatrio di questi capitali produce la preclusione di ogni accertamento tributario e contributivo, nel limiti di importo fissati e fino al 31.12.2007, ed opera come causa di non punibilità per tutta una serie di reati tra cui il falso in bilancio e la bancarotta. Sono esclusi i reati più gravi come quelli di associazione per delinquere di tipo mafioso, di corruzione, concussione, estorsione, sequestro di persona, usura, traffico di armi e droga. E’ assolutamente evidente che si tratta di una esclusione formale che non impedirà, a coloro i quali si sono macchiati di questi crimini, di fruire di questo regalo che periodicamente Berlusconi fa agli evasori ed ai delinquenti.
Tutto questo al “modico prezzo” del 5% dei capitali che si fanno rientrare, sostanzialmente un obolo.
L’Italia berlusconizzata è a misura di ricchi, furbi e delinquenti. Un paese dove l’evasione fiscale non è un reato bensì una capacità, ed ancora di più una “competenza”.
Tra l’altro Berlusconi in più di una occasione ha dichiarato che “in alcuni casi” l’evasione fiscale è comprensibile. Ispirandosi ai principi economici liberisti, sintetizzati nel famoso invito di Reagan “arricchitevi più che potete ed in ogni modo tanto qualcosa resterà per tutti”, ha sempre adottato provvedimenti che andavano nella direzione inversa a quella del rigore fiscale. Ricordiamo solo gli ultimi provvedimenti che hanno smantellato norme anti-evasione ed anti-elusione come la tenuta dell’elenco clienti e fornitori e la tracciabilità dei pagamenti.
Questa ennesima “legge porcata”, come giustamente l’ha definita l’Onorevole Di Pietro, è ancora più grave ed immorale se rapportata alla specifica situazione Italiana ed alla vile giustificazione di dover reperire risorse per il terremoto dell’Abruzzo.
Il debito pubblico italiano, già enorme, ha sfondato, nell’ultimo anno, il tetto dei 1.601 miliardi di euro, tra i più alti al mondo ed il più alto tra i paesi sviluppati. Si tratta di una cifra mostruosa che blocca lo sviluppo e ruba il futuro alle nuove generazioni. Accanto a questa anomalia ve ne è un’altra, altrettanto grave, che ci vede primeggiare nel mondo, l’evasione fiscale. Da tempo numerosi uffici studi stimavano in circa 300 miliardi di euro annui il PIL sottratto all’imposizione fiscale. Nei giorni scorsi questi dati sono stati sostanzialmente confermati dall’Ufficio Studi dell’Agenzia delle Entrate che ha diffuso il dato di 270 miliardi di euro, in pratica il 19,2% del PIL ed il 51% del reddito imponibile. Fanno meglio di noi la Romania (42,7% del reddito imponibile non dichiarato), la Bulgaria (39,2%), Estonia (37,6%), Slovacchia (34,1%). Se poi guardiamo ai paesi più virtuosi, la Germania ha una quota di PIL sottratta all’imposizione fiscale pari a poco più di 70 miliardi annui, quasi 1/4 dell’evasione italiana che diventa 1/8 se si considera che il prodotto interno della Germania è il doppio di quello italiano.
Il raffronto è imbarazzante ed induce a delle riflessioni immediate. Senza voler auspicare il raggiungimento, in tempi brevi, delle virtù teutoniche se solo si riuscisse ad assoggettare a tassazione il 50% del PIL evaso si recupererebbero, annualmente, entrate per oltre 60 miliardi di euro. Una cifra enorme se si considera che le leggi finanziarie italiane si aggirano su cifre che vanno dagli 11 ai 12 miliardi di euro. In pratica si quintuplicherebbero le risorse a disposizione dello Stato che consentirebbero una graduale e progressiva riduzione del debito pubblico, una diminuzione della pressione fiscale, maggiori investimenti, più infrastrutture e più efficaci ed incisive politiche di redistribuzione della ricchezza che è, tra l’altro, uno dei principali scopi della fiscalità.
In una tale situazione nessun Governo può risultare credibile ed efficace se non intraprende, con decisione e convinzione, la strada che porta alla riduzione di questa anomalia a livelli fisiologici.
Di sicuro le politiche del Governo Berlusconi vanno nella direzione opposta, ma non è sempre stato così. I pur brevi governi di Romano Prodi avevano iniziato, con il Ministro Visco, una sistematica attività di recupero dell’evasione fiscale accompagnata da una specifica attività legislativa volta ad impedirla o, quantomeno, a renderla più difficile e complicata ottenendo, in poco tempo, risultati importanti.
Concludo con una domanda: Oggi, con l’esclusione dei ricchi, degli evasori e dei delinquenti, gli italiani onesti sono certi che questo Governo lavori per il loro bene?
Riccia, 19.07.2009
Michele Barrea
|
|