Sono passati dieci anni da quando costituimmo a Riccia il circolo di Rifondazione.
Fu l’anno, il 2001, dei fatti di Genova e l’anno in cui volli fare un’esperienza diretta di Cuba, fuori dai luoghi comuni e dai simboli. Fu l’anno in cui tenemmo una meravigliosa festa regionale e l’anno della apocalisse delle torri gemelle.
Apocalisse? Cosi si disse e si dice ancora. Certo apocalisse, del mondo occidentale, non quella dei tre quarti dell’umanità che ogni giorno cerca di sopravvivere. Come ho potuto vedere con i miei occhi nella mia breve esperienza di volontariato, una quotidiana permanente apocalisse si consuma soprattutto in Africa e non tanto in quella mediterranea che finalmente si è svegliata con la sua Primavera ma soprattutto in quella nera subsahariana.
Fu l’anno delle elezioni regionali, inaspettate per noi che nascemmo non certo per ragioni elettorali. Fu una sentenza a obbligarci all’impegno delle elezioni.
Oggi ci apprestiamo di nuovo a votare. Chi di noi lo farà, lo farà non a cuor leggero perché, commettendo lo stesso errore commesso alle provinciali, si è voluto candidare alla presidenza una persona che avrà pure tanti pregi ma non è di sinistra.
Per questa ragione, come alle provinciali, si subirà una sonora sconfitta. Diciamolo: l’unico modo per vincere era di candidare, obtorto collo, Di Pietro che invece ha temuto di spendere un po’ del suo patrimonio nazionale acquisito e al quale sembra interessare, a livello locale, solo che il figlio peschi il biglietto vincente della lotteria regionale. L’unico modo per gareggiare era di presentare un candidato con un passato di impegno politico a sinistra e comunque, seppur non vicinissimo alle nostre posizioni, legato ai nostri valori di fondo.
Solo cosi si poteva sperare in un movimento capace di crescere e creare via via entusiasmo così da far accadere l’imprevedibile come si è visto a Napoli, Milano e al referendum. In molti comuni del Molise, lo spazio della sinistra è stato occupato, anche per nostri limiti, da chi cinicamente, cerca di cogliere le opportunità che offre la canditura in un piccolo partito.
Si capisce, quindi, chi diserterà le urne e si capisce anche la deriva antipolitica delle cinque stelle. A mio avviso, invece, c’è l’urgenza di riappropriarci dello spazio che ci spetta, nel caso festeggiando il decennale con la riorganizzazione del circolo.
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