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Scritto da Nanni Romano, 15-01-2009 22:23

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Pubblicato in : Riccia Blog, Riccia News


Uno dei valori più consolidati della tradizione classica, in cui affondano le radici di tutti noi, è la centralità etica del cittadino, inteso come essere umano, che ha superato la sua natura di individuo nell'integrazione armonica con la società. Ne scaturisce una interazione identificabile come progresso civile e affermazione di civiltà, in cui è perfettamente equilibrato il rapporto tra l'individuo, che si completa e si arricchisce nella partecipazione alla gestione della cosa pubblica, e la società,che evolve e progredisce nella sua interezza, grazie all'apporto delle capacità dei singoli. Un grande antico, Aristotele, riteneva che, per un perfetto equilibrio del vivere civile, fosse indispensabile una limitata estensione dello Stato, racchiuso e contenuto in una polis, (città), la cui popolazione non doveva superare le poche migliaia di abitanti. È questa la situazione ideale per il filosofo greco perché la società diventi il punto di riferimento dell'individuo-cittadino e questi trovi nella società la sua armonica realizzazione. A me sembra che questa favorevole situazione sia proprio quella che si configura nella nostra piccola città, e tuttavia l'ideale politico dell'equilibrio tra individuo e società è lontano dalla sua piena attuazione; non è problema esclusivo della nostra realtà sociale e politica, se è vero, come è vero, che buona parte dei fondamentali principi costituzionali, in cui pure ci riconosciamo, è ancora assolutamente disattesa.

Non giova, a nessun livello, municipale o nazionale, levare voci sdegnate o proteste risentite contro la classe politica, che, comunque è nostra espressione, anche attraverso il voto. Conosciamo benissimo alcune inguaribili malattie sociali, perché sono i mali presenti sin dall'origine della nostra nazione e del suo organizzarsi in unità politica: la fatale commistione fra interesse pubblico e privato, la piaga del clientelismo e della corruzione, indissolubilmente legati e radicati nella prassi comune, la prevalenza di interessi economici e finanziari a discapito dello sviluppo etico e culturale, ipocritamente nascosta con l'alibi ideologico di un primato economico da cui deriva ogni altra forma di sviluppo.

A tutti livelli della società abbiamo sperimentato che la politica moderna è ben diversa da quella classica e non riconosce più come validi i sani principi di un tempo: il politico "giusto" è quello che sa orientarsi con intuizioni opportunistiche verso la parte vincente, il politico "perfetto" è quello che dietro la facciata dell'interesse comune coltiva e realizza esclusivamente l'interesse personale. Non possiamo non riconoscere che la grave crisi che ci coinvolge in questi anni (crisi non solo finanziaria o economica,come troppo spesso si ripete!)deriva in gran parte da questo scadimento morale della classe politica, comunque esatta espressione di un diffuso malessere sociale e di una società priva di sicuri orientamenti ideali. L’obiettività del valore economico ha corroso e guastato l’universalità della persona umana, che è tale solo se si riconosce in significati spirituali ed etici.

È questa la realtà che ci circonda, è questo il male che ci logora e che si riverbera anche nella nostra piccola città, non fortunata per molti aspetti: dal clima infausto e malefico, allo sfavorevole isolamento geografico, fino alla mortificante marginalità politica ed economica.

A nulla valgono una protesta vibrante, ma ormai stereotipata nell'abitudine e vanificata nel qualunquismo, e tanto meno una rassegnata considerazione che il mondo va così e non ci possiamo far niente. Il mondo lo facciamo noi e ne siamo pienamente responsabili, con quanto decidiamo di dire e di non dire, di fare e di non fare. Temo che troppe volte le proteste e le lamentele scavalchino la considerazione dei limiti obiettivi e degli errori di cui tutti siamo personalmente responsabili.

Non sono nativo del Molise, né tanto meno ho prospettive o interessi politici specifici, sia per carattere sia per formazione culturale, ma vivo a Riccia da venti anni e mi sento partecipe di quanto mi circonda e che non può ridursi allo sfondo panoramico in cui trascorro la mia giornata.

Vedo tanti limiti e troppi errori che rallentano ogni forma di progresso e rendono angusta la nostra comunità, e contrastano odiosamente con le grandi capacità umane e spirituali dei singoli concittadini, che quotidianamente incontro e considero i compagni reali della mia esistenza. È fondamentale riconoscere questi limiti: non vi è malattia che si possa curare se non è stata prima riconosciuta e diagnosticata. Vedete anche voi tanti limiti ed errori? Vogliamo provare a vederli assieme? Io mi sento responsabile di tutto quello che accade intorno a me e colpevole dei gesti non compiuti e delle parole non dette. Cerco di rimediare.

 

 

Nanni Romano

 

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Ultimo aggiornamento Venerdì 01 Maggio 2009 21:13
 
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