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Uno dei valori più consolidati della tradizione classica, in cui affondano le radici di tutti noi, è la centralitàetica del cittadino, inteso come essere umano, che ha superato la sua natura di individuo nell'integrazione armonica con la società. Ne scaturisce una interazione identificabile come progresso civile e affermazione di civiltà, in cui è perfettamente equilibrato il rapporto tra l'individuo, che si completa e si arricchisce nella partecipazione alla gestione della cosa pubblica, e la società,che evolve e progredisce nella sua interezza, grazie all'apporto delle capacitàdei singoli. Un grande antico, Aristotele, riteneva che, per un perfetto equilibrio del vivere civile, fosse indispensabile una limitata estensione dello Stato, racchiuso e contenuto in una polis, (città), la cui popolazione non doveva superare le poche migliaia di abitanti. È questa la situazione ideale per il filosofo greco perché la societàdiventi il punto di riferimento dell'individuo-cittadino e questi trovi nella societàla sua armonica realizzazione. A me sembra che questa favorevole situazione sia proprio quella che si configura nella nostra piccola città, e tuttavia l'ideale politico dell'equilibrio tra individuo e societàè lontano dalla sua piena attuazione; non è problema esclusivo della nostra realtàsociale e politica, se è vero, come è vero, che buona parte dei fondamentali principi costituzionali, in cui pure ci riconosciamo, è ancora assolutamente disattesa.
Non giova, a nessun livello, municipale o nazionale, levare voci sdegnate o proteste risentite contro la classe politica, che, comunque è nostra espressione, anche attraverso il voto. Conosciamo benissimo alcune inguaribili malattie sociali, perché sono i mali presenti sin dall'origine della nostra nazione e del suo organizzarsi in unitàpolitica: la fatale commistione fra interesse pubblico e privato, la piaga del clientelismo e della corruzione, indissolubilmente legati e radicati nella prassi comune, la prevalenza di interessi economici e finanziari a discapito dello sviluppo etico e culturale, ipocritamente nascosta con l'alibi ideologico di un primato economico da cui deriva ogni altra forma di sviluppo.
A tutti livelli della societàabbiamo sperimentato che la politica moderna è ben diversa da quella classica e non riconosce più come validi i sani principi di un tempo: il politico "giusto" è quello che sa orientarsi con intuizioni opportunistiche verso la parte vincente, il politico "perfetto" è quello che dietro la facciata dell'interesse comune coltiva e realizza esclusivamente l'interesse personale. Non possiamo non riconoscere che la grave crisi che ci coinvolge in questi anni (crisi non solo finanziaria o economica,come troppo spesso si ripete!)deriva in gran parte da questo scadimento morale della classe politica, comunque esatta espressione di un diffuso malessere sociale e di una societàpriva di sicuri orientamenti ideali. L’obiettivitàdel valore economico ha corroso e guastato l’universalitàdella persona umana, che è tale solo se si riconosce in significati spirituali ed etici.
È questa la realtàche ci circonda, è questo il male che ci logora e che si riverbera anche nella nostra piccola città, non fortunata per molti aspetti: dal clima infausto e malefico, allo sfavorevole isolamento geografico, fino alla mortificante marginalitàpolitica ed economica.
A nulla valgono una protesta vibrante, ma ormai stereotipata nell'abitudine e vanificata nel qualunquismo, e tanto meno una rassegnata considerazione che il mondo va così e non ci possiamo far niente. Il mondo lo facciamo noi e ne siamo pienamente responsabili, con quanto decidiamo di dire e di non dire, di fare e di non fare. Temo che troppe volte le proteste e le lamentele scavalchino la considerazione dei limiti obiettivi e degli errori di cui tutti siamo personalmente responsabili.
Non sono nativo del Molise, né tanto meno ho prospettive o interessi politici specifici, sia per carattere sia per formazione culturale, ma vivo a Riccia da venti anni e mi sento partecipe di quanto mi circonda e che non può ridursi allo sfondo panoramico in cui trascorro la mia giornata.
Vedo tanti limiti e troppi errori che rallentano ogni forma di progresso e rendono angusta la nostra comunità, e contrastano odiosamente con le grandi capacitàumane e spirituali dei singoli concittadini, che quotidianamente incontro e considero i compagni reali della mia esistenza. È fondamentale riconoscere questi limiti: non vi è malattia che si possa curare se non è stata prima riconosciuta e diagnosticata. Vedete anche voi tanti limiti ed errori? Vogliamo provare a vederli assieme? Io mi sento responsabile di tutto quello che accade intorno a me e colpevole dei gesti non compiuti e delle parole non dette. Cerco di rimediare.
Nanni Romano
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