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AUTOREFERENZIALI

Scritto da Michele Barrea, 20-02-2011 12:05

Pagina vista : 715    

Pubblicato in : Riccia Blog, Dal Molise



Si è appena conclusa l’assemblea degli autoconvocati del centrosinistra con la conferma di quanto si supponeva. L’assoluta inconsistenza di una classe dirigente autoproclamatasi tale che ha la grave responsabilità di una sequela di insuccessi  che consegneranno, con ogni probabilità, anche la provincia di Campobasso al centrodestra.  Il tema dell’assemblea era la rivendicazione delle primarie quale strumento democratico attraverso il quale coinvolgere l’intero elettorato di centrosinistra nella individuazione del candidato presidente della provincia di Campobasso. Rivendicazione giusta, anzi giustissima, ma a condizione che la partita venga giocata senza carte truccate.   Così non sarà ed il centrosinistra si presenterà inevitabilmente diviso alle elezioni con la possibilità concreta di avere tre liste oppure, nella ormai remota ipotesi di una candidatura unitaria, di perdere gran parte dei voti del proprio potenziale elettorato.
L’IDV ha dichiarato la sua ferma contrarietà alle primarie, per presunti accordi precedentemente sottoscritti, rivendicando il diritto di designare il candidato presidente, costi che quel costi, se così non sarà correrà da sola. E’ una posizione forte è ingiustificata se si tiene conto del fatto che, oggettivamente, se si consegnasse la provincia di Campobasso al centrodestra e si riconfermasse Iorio alla regione la quasi esclusiva responsabilità di queste eventualità ricadrebbe sul partito di Di Pietro. Nel 2009 le elezioni europee videro, nel Molise, un sostanziale pareggio tra centrodestra e centrosinistra con l’IDV a farla da padrona. Nella stessa tornata elettorale, il risultato delle amministrative,  ribaltò la situazione con una vittoria schiacciante del centrodestra. L’IDV, inspiegabilmente, non è riuscita a capitalizzare quel voto di opinione e quella incondizionata apertura di credito che, oggi, avrebbero dato un esito scontato alle elezioni provinciali e, soprattutto, a quelle regionali.
Al fianco dell’IDV ci sarebbero quei pezzi di centrosinistra che avrebbero sottoscritto questo accordo.
La componente del PD che non si riconosce in questo accordo, insieme ad alcuni big, in realtà small, della politica nostrana, dopo aver vanamente girovagato per i santuari della politica regionale e nazionale, compreso quello di Di Pietro, hanno deciso di giocarsi la carta delle primarie “truccate” per candidare la “Circe” molisana pronta ad inquinare i pozzi già prosciugati del centrosinistra.  Come sia nata questa candidatura, con quali appoggi e con quali interessi e finalità lo si scoprirà con il passare del tempo.  Certo è che questo ha confermato l’assemblea degli “autoreferenziali”. Interventi opportunamente programmati, clac numerose e pronte a far salire l’applausometro al momento giusto, demagogia e chiacchiere senza costrutto a volontà. Da questa assemblea è emerso, chiaramente, che le primarie “avvelenate” avrebbero già un vincitore, la “Circe”, ed un perdente designato, D’Ascanio.  Tra l’altro, la “Circe” vincitrice non avrebbe nessuno dei requisiti declamati nel documento degli “autoreferenziali”,  letto ed approvato dall’assemblea. Vale a dire, sostanzialmente, non avere mai avuto a che fare con il centrodestra. Scusate: ma la “Circe” non lavora da anni fianco a fianco con Iorio e Vitagliano avendo messo più di un dito in tutte le scelleratezze compiute dal “magnifico duo” in dieci anni di malgoverno che il centrosinistra dovrebbe contrastare? Non è forse a capo di una amministrazione di destra  che ha vinto le elezioni con l’appoggio dei massimi vertici del centrodestra e della confindustria regionale?    Non ha recepito, elogiandole, le più scellerate norme  adottate dal governo regionale come, ad esempio, il peggior piano casa d’Italia, così definito da “Il Sole 24 Ore”?    Non è una strenua sostenitrice dell’eolico? Non è quella che tollera e soprattutto giustifica i suoi assessori che, annualmente, organizzano un pellegrinaggio a Predappio? Non è quell’amministratore che, dopo solo venti mesi di mandato, i suoi amministrati vorrebbero già mandare a casa? Potremmo continuare ma credo sia troppo anche per i più ingenui elettori di centrosinistra. Se questo disegno dovesse essere portato a compimento, a sinistra del PD avverrebbe, naturalmente e opportunamente, una aggregazione che materializzerebbe la terza proposta, questa volta di sinistra. La “Circe” avrebbe, in questo modo, ammaliato e fatto implodere la ciurma del centrosinistra. Se ci si pensa bene, alla fine, per gli autentici costruttori della nuova sinistra è un auspicabile “male minore”.




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