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IL MOLISE SULL’ORLO DEL BARATRO

Scritto da Michele Barrea, 02-06-2010 12:34

Pagina vista : 777    

Pubblicato in : Riccia Blog, Dal Molise



La manovra economica, resa necessaria dal deterioramento dei conti pubblici nei paesi appartenenti all’area della moneta unica e dal grave indebolimento dell’euro, rischia di risultare fatale per la sopravvivenza di molte istituzioni territoriali italiane.
Innanzi tutto è  opportuno osservare quanto questa manovra sia stata tardiva e contraddittoria  determinando, probabilmente, ulteriori effetti depressivi  incidendo pesantemente su stipendi e pensioni. Ancora una volta, dopo aver negato per mesi la necessità di dover intervenire sui conti pubblici, si è scelta la strada più semplice ed al contempo più dannosa.  Il governo Berlusconi, da sempre fedele ai principi dell’ortodossia liberista, non ha mai affrontato, al di là delle enunciazioni di facciata, l’anomalia italiana dell’evasione fiscale, vera zavorra della crescita economica  in un paese gravato da un debito pubblico senza paragoni.   L’agenzia delle entrate ha quantificato in 300 mld di euro i redditi sottratti annualmente al fisco italiano. Almeno 150 mld di euro di minor gettito per le casse dell’erario. Una cifra enorme se si considera che una finanziaria è pari a circa 10 mld di euro.  Se solo si riuscisse a recuperare la metà dell’evasione fiscale si ridurrebbe rapidamente il debito pubblico e si libererebbero enormi risorse per effettuare serie politiche di redistribuzione e di sviluppo.  Si badi che, pur recuperando il 50% dell’evasione, saremmo ancora lontani dalla fedeltà fiscale di paesi come la Germania.
Tra i tagli contenuti nella manovra vi è, sebbene in via di ripensamento, quello della riduzione del numero delle province. Tra quelle destinate a scomparire c’è, ovviamente, anche quella di Isernia. Questa eventualità è stata considerata in alcuni autorevoli interventi come il primo passo per la soppressione della regione Molise con conseguente grave danno per i molisani. Condivido questi timori  sebbene sia evidente che  un’analisi attenta della situazione  molisana possa far ritenere la soppressione della regione una opportunità al di là dell’intento provocatorio.
Il Molise è la regione più piccola d’Italia, esclusa la Valle d’Aosta che ha delle specificità che ne fanno un caso a parte, con soli 320.000 abitanti in un territorio di 4.438 kmq. Sostanzialmente un quartiere di una città metropolitana. In linea di principio ciò costituirebbe un enorme vantaggio determinato non solo dalla potestà legislativa  ma anche dalla possibilità di poter disporre  di un apparato amministrativo-burocratico in grado di attivare flussi finanziari sicuramente sproporzionati rispetto alle dimensioni della regione.
Purtroppo queste potenzialità  sono rimaste inespresse con il paradosso che l’incapacità degli ultimi governi regionali sta mettendo a rischio la sopravvivenza stessa della regione.
Quanto questo sia vero ce lo dicono i dati al di là della percezione quotidiana di ogni singolo molisano.
Il bilancio della regione Molise è pari a circa 4,55 mld di euro con una spesa annua  per abitante pari a circa 14.200,00 euro.  Regioni come l’Umbria ( 826.000 abitanti) e la Basilicata (598.000 abitanti) hanno rispettivamente bilanci pari a 6,1 e 5,1 mld di euro con una spesa per abitante pari a 7.400,00 e 8.600,00 euro.  Una sproporzione evidente che sicuramente non corrisponde ad una maggiore ricchezza ed ad una  migliore qualità dei servizi per i molisani.  Inoltre i molisani sono gravati da una tassazione regionale di gran lunga maggiore rispetto a quella che pesa sugli umbri e sui lucani.
Il Molise è la regione d’ Italia che ha più dipendenti regionali (832) in rapporto agli abitanti (26 ogni 10.000 abitanti)  con addirittura 119 dirigenti (1 ogni 10 dipendenti) .   Si pensi che in Trentino vi sono 3 dipendenti regionali ogni 10.000 abitanti ed in Basilicata 17. 
Il Molise è una delle quattro regioni italiane obbligate dal governo a rientrare dal debito sanitario (110 mln di euro) ed il governatore del Molise, Michele Iorio, è l’unico dei quattro a non poter condividere le responsabilità di questo disastro  con i suoi predecessori in quanto governa il Molise da ben nove anni pertanto la voragine del debito sanitario è unicamente opera sua . Il piano di rientro dal debito sanitario  ha dato, fino ad ora,  risultati nulli ed è poco probabile che ce ne saranno visto il debito della regione verso l’università Cattolica, altri 100 mln di euro.
L’incapacità dei governi di Michele Iorio si è dimostrata, inoltre, nella gestione del post-terremoto ed in quella dell’art.15. Centinaia di milioni di euro che, invece di favorire la ripresa produttiva del Molise dopo il terremoto del 2002 e l’alluvione del 2003, hanno solo alimentato clientele. Il quadro è completo se si guarda a come i governi Iorio abbiano utilizzato a mò di fisarmonica le istituzioni regionali allargandole ad uso e consumo della propria parte politica senza alcun beneficio nell’azione di governo ma con un evidente  aggravio di costi per i molisani.
Un contesto del genere, di per sé grave, diventa insostenibile in una fase congiunturale nella quale le manovre economiche in via di definizione determineranno una drastica riduzione dei trasferimenti dello Stato. La situazione del Molise appare senza via d’uscita anche perché la leva fiscale non è utilizzabile, dati i livelli già alti di tassazione, e perché il governo Iorio si è dimostrato assolutamente incapace di elaborare politiche serie di sviluppo e di utilizzo attento e proficuo delle risorse disponibili.  
In questo contesto lo spettro del “fallimento” della regione Molise appare dietro l’angolo.  
In questa situazione immaginare come una soluzione possibile e positiva quella della scomparsa della regione Molise quale ente amministrativo territoriale può essere non solo una provocazione. Nel corso di pochi anni i 4,55 mld di euro del bilancio regionale verrebbero depurati dai costi spropositati dell’inutile ed inefficace apparato amministrativo regionale. Se si avesse la possibilità di utilizzare le risorse risparmiate nel territorio molisano le ricadute positive in termini di infrastrutture, servizi e politiche di sviluppo potrebbero migliorare sensibilmente le condizioni di vita dei molisani in poco tempo.
La “provocazione” di questo “auspicio” ha almeno due incognite. La prima riguarda la certezza che gran parte delle risorse risparmiate restino nel territorio molisano, la seconda è collegata alla capacità di utilizzare correttamente queste risorse da parte dell’istituzione regionale di cui andrebbe a far parte il territorio molisano. Il verificarsi delle peggiori e forse più probabili  ipotesi, relative a queste incognite, relegherebbe il territorio molisano in una situazione di più grave marginalità e difficoltà.   
Questo scenario fantapolitico e preoccupante può materializzarsi se i molisani non saranno capaci di darsi di un governo responsabile, consapevole della gravità della situazione ma cosciente delle enormi potenzialità che questa regione può esprimere.
            
Riccia, 01.06.2010
Michele BARREA



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